#schermidicarta: L’incubo di Hill House

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. hill house, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di hill house, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.

Lo scorso 12 ottobre ha debuttato su Netflix la serie horror in dieci episodi L’incubo di Hill House, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Shirley Jackson. Liberamente ispirata, poichè la creatura di Mike Flanagan (regista e sceneggiatore horror) vede una trama completamente diversa, sebbene riprenda alla lettera passi, nomi e situazioni presenti nel libro.
Hugh e Olivia Craine arrivano ad Hill House, per poter ristrutturarla e successivamente venderla, con i loro cinque figli. La permanenza nella casa tra le colline, condivisa solo con i Dudley, i custodi, si rivelerà bizzarra e a tratti inquietante inizialmente e definitivamente terrorizzante poi.
La loro storia, raccontata tra flashback ed un presente di molti anni dopo “quell’estate a Hill House”, è una storia di una famiglia in cui la casa è ciò che la ha divisa ma che nel presente la unisce. È una storia in cui il paranormale non è il solo nemico da combattere, ma in cui il fantasma del passato è ingombrante nelle vite dei protagonisti.

 

Storia completamente diversa quella del romanzo di Shirley Jackson, che già aveva visto due adattamenti cinematografici più fedeli:  Gli invasati del 1963 e Haunting nel 1999. Il professor Montague, antropologo, decide di condurre uno studio sui fenomeni paranormali, invitando un gruppo di persone note alla piccola cronaca per essere state coinvolte in strani eventi a trascorrere l’estate ad Hill House. Degli “invitati” si presenteranno ai cancelli della dimora stregata solo tre di loro: Luke, giovane futuro erede della casa, Theodora detta Theo, ed Eleanor, Nelly. La loro vacanza non sarà affatto tranquilla e sarà più breve del previsto.  
 
 «In ricordo di Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce». La dedica presente ne L’incendiaria di Stephen King esprime appieno lo stile della scrittrice. La Jackson con il suo stile asciutto crea un paradosso nella narrazione, trasmettendo al lettore una pacata e tranquilla inquietudine; la psiche e la natura umana vengono analizzati nei dettagli, i personaggi nelle loro stranezze e contraddizioni sono talvolta essi stessi i mostri, come se la casa riuscisse a contaminarli con la propria malvagità (o semplicemente è grazie ad essa che la loro natura viene fuori?).
Non farlo, insisti per avere la tua tazza di stelle; una volta che ti hanno incastrata e costretta ad essere come loro, non vedrai mai più la tua tazza di stelle; non farlo.
Questa è solo una delle citazioni riprese ed inserite all’interno della serie Netflix. In questa ritroviamo Nelly, Luke e Theo; la tazza di stelle; i signori Dudley; il nome dei Craig; la strage dei Grattan; i tonfi assordanti sulle pareti picchiate da mani invisibili. Tutti questi elementi vengono mescolati insieme per creare una storia del tutto nuova e diversa, ma che riesce in un certo modo a conservare lo spirito del romanzo.In entrambi i casi le narrazioni sembrano comunque procedere lentamente, a volte anche troppo, lasciando spazio a due finali differenti e differentemente soddisfacenti.
Voto: 8/10
Cristina

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