#schermidicarta: 22.11.63

Cosa fareste, se poteste tornare indietro nel tempo? Quale epoca e quale posto nel mondo scegliereste di visitare? Ma, soprattutto, accettereste di farlo?

Io – devo essere onesta – non so se cambierei epoca, non sono convinta che mi piacerebbe. E a noi che importa?, direte voi. E dite bene, perché non è di me che dobbiamo parlare, in questa sede. Proprio no.

La persona di cui dobbiamo parlare oggi è Jake Epping. Professore di letteratura inglese nel Main del 2011, il giovane signor Epping si ritrova, da un momento all’altro, nel 1958 – precisamente alle 11:58 del 9 settembre 1958 – con un unico importante scopo: impedire l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy. A raccontarci questa storia è il celebre Stephen King, padre di questo capolavoro della letteratura contemporanea.

Tutto comincia un pomeriggio apparentemente come tutti gli altri.

Dopo aver tenuto le sue lezioni, il docente si reca, come d’abitudine, alla tavola calda di Al Templeton; sarà proprio quest’ultimo a fare a Jake le due importanti rivelazioni che cambieranno per sempre il suo destino.

La prima: Al è malato di cancro e sta per morire, per lui non c’è nulla da fare.

La seconda: nel retrobottega del suo locale c’è un varco che porta dritti al 1958.

Perché lo rivela proprio a Jake? Perché, a detta di Al, solo lui può prendere sul serio la missione che vuole affidargli e portarla a compimento come avrebbe fatto lui, se fosse rimasto in salute. Senza troppi giri di parole, l’uomo gli svela quello che vorrebbe lui facesse tornando indietro nel tempo: salvare il presidente John Fitzgerald Kennedy.

Jake è incredulo; come può Al pensare che lui accetti? Come può chiedergli di rinunciare, seppur per una nobile causa? L’insegnante è davvero tentato di rifiutare, è sul punto di dirgli di no. Ma il suo amico sta morendo e lui proprio non se la sente di deluderlo. E così, più per amicizia che per spirito patriottico, Jake comincia la sua avventura nel 1958, preparandosi ad affrontare quel 22 novembre 1963 e tutto quello che significa.

In quel vecchio Main, Jake diventa George Amberson e, mentre prova a capire come fare per salvare il presidente, si integra con la gente del posto, impara a vivere all’antica, trova il tempo di innamorarsi e cerca di essere d’aiuto anche al piccolo Dunning, per permettere al grande Dunning che lui ha conosciuto e preso a cuore nel 2011 di essere felice.

E così, anno dopo anno, passo dopo passo, arriva il giorno della resa dei conti: riuscirà Jake/George a salvare il presidente? E a quale costo?

Come sempre, evito di rivelarvi il finale, non voglio rovinare nulla a chi ancora non ha avuto il piacere di leggere questo libro che, a mio avviso, vale davvero la pena conoscere.

Quello su cui voglio concentrarmi, invece, è il confronto con la miniserie che ne è stata tratta.

SIETE PRONTE PER AVVELENARVI IL FEGATO? Io non lo ero, ma tant’è, ormai il dado è tratto, la ferita è stata aperta e la spina è stata conficcata nel fianco.

La storia è sempre la stessa: anni di polemiche in tutti i luoghi e in tutti i laghi (sorry not sorry for the trash quote), e gli sceneggiatori non imparano mai. MA COSA CAVOLO VI DICE IL CERVELLO, QUANDO DECIDETE DI CAMBIARE LE TRAME?

Io ci provo a non infervorarmi, ma proprio non ci riesco, scusatemi. Abbiate pazienza, quale strana turba avrebbe causato lasciare che l’anno del passato in cui il protagonista viene catapultato è il 1958? Ma no, confondiamo le acque e trasliamo la storia al 1960. E poi, visto che non abbiamo turbato abbastanza i conoscitori della trama originale, aggiungiamo anche contatti inventati tra personaggi che nel libro a stento si incrociano per mezzo secondo. Ma sì, che problema c’è.

No davvero, con tutti il bene che gli posso volere, ma proprio no. Sì, okay, la trama generale è la stessa, ma il fatto che la storia si sviluppi diversamente mi turba profondamente. Rientra tranquillamente nei tradimenti, per quanto mi riguarda.

Soprattutto considerando il fondamento storico della vicenda. Il povero King si impegna per cercare di raccontare la storia dell’assassinio di Kennedy in maniera più o meno realistica e voi vi prendete il lusso di trasformarla quasi in una favoletta patetica? Ehm, no. Nein. Nope.

C’è solo un motivo per cui non ho buttato all’aria il pc guardando questa miniserie – a parte il fatto che non avrei i soldi necessari per comprarne uno nuovo -: JAMES STRAPPAOVAIE FRANCO. Cosa non è quell’uomo, signore e signori, cosa non è.

Purtroppo però, nonostante il grande amore per James Franco, la mia perplessità nei confronti di questa serie resta veramente enorme.

Corro a prendere una camomilla, mi serve.

Ilaria

 

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