Di cosa parliamo quando parliamo di libri

Lei mi ha imbrogliato. Altro che cultura! Con quei libri qui si guadagna un sacco di soldi.
(Angelo Rizzoli, dopo l’inaugurazione nel 1949 della collana Bur)

Era il 1949 e Rizzoli forse con questa esclamazione alludeva alla rivoluzione che la collana Bur avrebbe rappresentato per il mondo dell’editoria, con il lancio del celebre tascabile, il formato piccolo, pratico, ma soprattutto economico, che ha reso il libro oggetto più appetibile e anche ben più accessibile per i lettori. Tanto da incrementare sicuramente le vendite, conferendo all’industria editoriale nuovo slancio e nuovo volto.

È probabilmente da lì che il libro ha subìto la sua metamorfosi in oggetto del desiderio al pari di un capo sartoriale, e come tale da allora, cambia continuamente misura, colori, taglio, seguendo “la moda del momento”. E così è stata una continua evoluzione, non solo nel contenitore sempre più “modaiolo”, ma anche del contenuto.

Se un tempo i volti e le penne noti ai lettori erano degli scrittori per mestiere, pensatori, giornalisti, saggisti e romanzieri, piano piano si sono fatti strada tra gli scaffali delle librerie e nelle classifiche anche gli scrittori occasionali. Sportivi, attori, musicisti (o pseudo tali), star della TV sono i nuovi autori del nuovo secolo. Biografie, autobiografie, ricettari, testimonianze, guide (ma anche romanzi) sono i nuovi generi letterari del nuovo secolo. Eppure fin qui nulla che abbia destato troppe polemiche: sono i tempi che cambiano e la cultura è lo specchio dei medesimi tempi.

Ma cosa accade se il nome stampigliato in cima alla copertina di un libro pubblicato da una delle più rinomate case editrici di Italia (già tacciata di essere “commerciale”) è quello di una influencer? E per di più una influencer che in precedenza ha ammesso di “non aver mai letto un libro”? Accade che si alza un polverone ed è scandalo. Per di più perchè lo stesso libro è record di vendite ancor prima di uscire, e diventa il cavallo vincente scavalcando tutti in classifica.

I tempi forse sono cambiati troppo in troppo poco tempo.

Nell’era in cui la Ferragni batte Tarantino al botteghino e i red carpet dei festival del cinema vedono sfilare blogger ed instagrammer, anche l’editoria rischia di subire davvero questo fenomeno di “infiltrazione”? E perché? Per incrementare il fatturato? Per la necessità di vendere utilizzando i nomi patinati di Instagram più familiari di quelli del Bloomsbury group? Per cercare di attirare i tanto discussi giovani alla lettura? O semplicemente perché sono sempre i sopracitati tempi che mutano e la cultura insieme ad essi?

Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?

Scrive Harper Lee ne Il buio oltre la siepe, ma oggi quel respiro le mancherebbe? O le mancherebbe alla vista di alcuni titoli in libreria?

Perché lo scotto da pagare è la qualità di ciò che viene pubblicato. Se l’intento è quello di avvicinare le nuove generazioni alla lettura, in virtù del vertiginoso calo dei lettori, si otterrà piuttosto l’effetto di abituarli ad un certo tipo di prodotto che non è proprio il ritratto del mondo letterario. Se invece si tratta di business ed incassi, risulta poi una contraddizione eliminare i periodici sconti che permettono a tutti, “bibliomani” e non, di acquistare di più. Il risultato è che l’asticella si abbassa, tutto diventa lettura e tutti lettori (?)

Ma questo è solo il parere di due semplici lettrici, due di quelle persone che si fermano di fronte alla vetrina di una libreria indipendente o di uno store, ma anche ad una bancarella dell’usato, con gli occhi pieni di meraviglia; che annusano la carta e accarezzano le pagine e che ad ogni pulizia di primavera impiegano giorni interi a risistemare le proprie librerie; che per risparmiare spazio preferiscono l’ebook o le biblioteche, che vivono e hanno vissuto in due mondi ed uno è quello dei libri, in cui si può vivere nel Faulkner Yoknapatawpha country, dare la caccia alla balena bianca sul Pequod, combattere con Napoleone, viaggiare in zattera con Huck e Jim, commettere cose assurde con Ignatius J. Reilly, viaggiare in treno con Anna Karenina, camminare nella strada di Swann. (parola di Rory Gilmore).

E sono ancora questi e molti altri i mondi e le avventure che vorremmo esperire tramite le pagine e le parole.

Per i pareri più autorevoli vi rimandiamo ai prossimi appuntamenti di questo blog tour.

2 pensieri su “Di cosa parliamo quando parliamo di libri

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